Un'idea, un sogno, un'ambizione. Giorgio Furlani vuole essere il nuovo Giuseppe Marotta di Fabio Paratici. Il pungolo e il controllore. Il decisionista ma pure quello che si fida dell'uomo al suo fianco è riconosce la vecchia e antica legge del 'a ciascuno il suo'. Ci sono delle recenti dichiarazioni del Presidente dell'Inter che si rifanno alla frase di un grandissimo dirigente d'azienda. "Io, nella mia esperienza a Torino, ho avuto modo di conoscere forse il più grande manager del dopoguerra, Sergio Marchionne. Rivendicava che un manager apicale ha due diritti: scegliere i valori e scegliere le persone con cui lavorare". Marotta ne ha fatto il suo credo, alla Juventus prima e all'Inter adesso. E' quel che vuol fare anche Furlani adesso al Milan, evitando di disperdere le responsabilità ma aumentandole in poche figure ma determinanti per presente e futuro della società. Paratici avrebbe (avrà) carta bianca sulle decisioni sportive e tecniche, tutto con una strategia disegnata a monte.
La trattativa con Paratici è di fatto, sul lato contrattuale, sul progetto sportivo e sulla visione del Milan che verrà, da considerarsi conclusa. Cosa manca allora verso la fumata bianca? Le parti stanno discutendo di clausole legali, l'affaire è in mano agli avvocati. Il Milan sembra chiedere una sorta di clausola 'via d'uscita' in caso di eventuali condanne penali o sportive per il processo sulla manovra stipendi. Una questione ancora dibattuta proprio in queste ore. Da qui, dal buon esito (o meno), si saprà se Paratici sarà effettivamente il nuovo ds del Milan.
E poi? E poi Furlani ha un'idea chiara. Basta troppe figure decisioniste, e non. Chi guida lo scouting a seguire giocatori indicati con criterio, monitorati con una logica progettuale. Chi gestisce i conti a stabilire le strategie su rinnovi, su cessioni (sui numeri) e sul budget. E chi sceglie i giocatori a far quello. E in questo c'è da raccontare che senza alcun dubbio la miglior versione di Fabio Paratici è quella del direttore sportivo. Vero. Puro. Quando ha avuto sulle sue spalle il peso delle decisioni della strategia aziendale, più da dg che da ds, allora ha smarrito via e bussola. Ma quando è stato ds, nella ricerca degli uomini e degli affari più opportuni, ha avuto pochi eguali. E' nel 'dopo', quando ha perso Marotta come pungolo e controllore, come consigliere e freno, ma pure come suggeritore e acceleratore, che non abbiamo visto la sua miglior versione, tutt'altro.
Nel 'pre', ma pure nella prima parte del Tottenham, ha fatto colpi che in pochi altri in Italia hanno messo a segno. Bonucci, Vidal, Pirlo, Pogba, Higuain, Barzagli, Romero, Kulusevski, Szczesny, Khedira, Dani Alves, Evra, Tevez, Cancelo, Dybala, Rabiot, Mandzukic e via discorrendo. La storia non può essere soppesata solo da quello che sarà il disastro economico causato dall'affare Cristiano Ronaldo, perché portarlo alla Juventus è stato un capolavoro d'immagine, la mancata Champions in bacheca e il Covid hanno poi fatto il resto. Però in un'immaginaria bilancia, per un Ramsey, per un Emerson Royal, per un Bendtner e per un Matthijs de Ligt (flop poi annacquato dalla maxi cessione) ci sono almeno il triplo di grandi colpi. Quando fa il direttore sportivo, Paratici ha pochi eguali. Lo sa anche l'ambizioso Furlani, che sogna di essere il suo nuovo Marotta. Per questo è pronto a dargli carta bianca sulla rivoluzione del Milan a livello tecnico e progettuale. Con le fondamenta posate insieme, fin da subito.
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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