Il fenomeno Atalanta non si limita più al calcio giocato. Ora travolge anche il grande schermo. «Atalanta – Una vita da Dea», il documentario che celebra la storica conquista dell’Europa League da parte della squadra bergamasca, ha ottenuto un successo sorprendente ai botteghini italiani, superando in incassi per copia blockbuster come il film di «Minecraft». Un risultato eccezionale che spinge a riflettere sulla forza, ma anche sui limiti, della narrazione legata al club nerazzurro.

NUMERI DA RECORD, MEGLIO DEI COLOSSI INTERNAZIONALI
La pellicola, distribuita in sole 20 sale, ha incassato oltre 107 mila euro nel primo weekend, facendo registrare una media di 5 mila euro per copia, quasi il doppio rispetto a «Minecraft», leader assoluto con un incasso medio di circa 2.500 euro a copia in ben 534 sale. Un risultato che evidenzia la straordinaria capacità attrattiva del prodotto, specialmente sul territorio bergamasco e nelle province limitrofe. Dopo Pasquetta e con una programmazione ancora in corso, il documentario punta ormai ai 400 mila euro di incassi complessivi, avvicinandosi a quota 30 mila spettatori totali.

UN SUCCESSO LOCALE CHE RIFLETTE LA CRISI GENERALE DEL CINEMA
Quello di «Una vita da Dea» non è soltanto un fenomeno sportivo-cinematografico, ma evidenzia anche la crisi strutturale del cinema in Italia. È paradossale che un documentario focalizzato su una realtà provinciale (per quanto unica come quella bergamasca) riesca a scalzare film internazionali e produzioni nazionali di ben altra ambizione commerciale. Un dualismo che ricalca alla perfezione la storia sportiva della Dea, capace di imporsi sul palcoscenico europeo approfittando delle debolezze altrui.

ATALANTA E TIFO: DUE NARRAZIONI DIVERSE, SUCCESSI DIVERSI
Sorprendentemente, il successo cinematografico di «Una vita da Dea» coesiste con un altro racconto atalantino, quello degli ultras nerazzurri raccontati nel documentario «A guardia di una fede». Quest’ultimo - spiega Il Corriere di Bergamo -, distribuito al di fuori dei circuiti commerciali, ha raggiunto circa 8 mila spettatori in Italia e ben 5 mila all’estero, soprattutto in Germania. Curiosamente, dunque, il racconto degli ultras atalantini sembra avere una potenzialità internazionale maggiore rispetto a quello ufficiale della società, che invece pare faticare fuori dai confini regionali.

UN DUBBIO PER IL FUTURO: QUALE STORIA RACCONTARE?
Questi risultati mettono inevitabilmente in discussione la strategia del club, che da tempo dichiara di voler espandere il proprio brand all’estero. Quale Atalanta bisogna vendere? Quella dei trionfi sportivi ed economici, impeccabile nella sua gestione aziendale, o quella più emozionale, popolare, legata visceralmente al territorio bergamasco e alla tifoseria? È questa la vera sfida narrativa che il club dovrà affrontare per crescere ulteriormente senza perdere la propria anima.

LA DEA DI FRONTE A UN BIVIO
La storia recente ha insegnato che il successo dell’Atalanta è figlio della sua capacità di unire le dimensioni locale e globale. Ora, però, la società si trova davanti a un bivio strategico: continuare a valorizzare la sua identità territoriale o puntare decisamente a un respiro più internazionale? Questo sarà il nodo cruciale da sciogliere per il futuro nerazzurro, una scelta fondamentale non solo per i prossimi successi sportivi ma anche per il racconto cinematografico e culturale che verrà.

© foto di atalanta.it
Sezione: Altre news / Data: Ven 25 aprile 2025 alle 07:45
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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