Alessandro Bastoni è uno dei difensori più forti al mondo e i suoi miglioramenti, anno dopo anno, sono sempre più evidenti. Oggi il classe '99 è diventato una certezza dell'Inter e ha concesso un'intervista a Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan, nella quale si è raccontato a 360 gradi, a partire dalle sue scaramanzie: "Non mi faccio influenzare troppo, non ho particolari riti nè nei pre-partita, nè nei post".
Nel momento in cui uscirà la puntata, sarete ancora in Champions League?
"Io penso di sì, dunque non sono scaramantico (ride, ndr)".
Nel calcio c'è tanta scaramanzia?
"Questa è una cosa puramente personale, dipende dal percorso che ognuno ha avuto. Io penso che nella carriera di ciascuno ci sono state persone al posto giusto nel momento giusto. Davanti a tutto, però, metto i sacrifici e il lavoro che ho fatto".
Che cosa ricorda degli inizi del suo percorso?
"Per la gente in generale il sacrificio è solo dell'operaio e del muratore che si sveglia alle sei di mattina, invece a noi nessuno ridarà indietro il tempo che perdiamo. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre via dalla famiglia, dai figli e dalla moglie. Questo ci pesa, il tempo è impagabile. Mia figlia tra poco avrà tre anni, la vedo crescere attraverso dei video che mi manda mia moglie e non è sicuramente il massimo".
Fate ancora i ritiri?
"Una settimana tipo nostra è: sabato ritiro, domenica giochiamo, lunedì ci alleniamo, martedì ritiro e mercoledì giochiamo, giovedì e venerdì allenamenti, sabato ritiro e domenica giochiamo. Il tempo a casa è pochissimo, molto ristretto".
Come ha vissuto quella partita contro il Barcellona e il Triplete?
"Avevo 11 anni, il giorno dopo andavo a scuola. Stavo guardando la partita, ho anche messo la foto di mio padre che seguiva con me la gara su Instagram. Lui mi ha trasmesso la passione dell'Inter".
Come vivete la passione da tifosi, voi calciatori, per la squadra che tifavate da bambini?
"Io ho fatto tutto il settore giovanile per undici anni nell'Atalanta, dunque sfidavo spesso l'Inter e in quel periodo non mi stava troppo simpatica (ride, ndr). Pensavo al mio interesse, poi da grande e quando conta veramente rappresentare i colori che ami, questo è il massimo a cui uno possa ambire. Non devi più andare sui vari siti a vedere i risultati dell'Inter (ride, ndr)".
La prima volta a San Siro se la ricorda?
"Mio fratello è romanista. Sono andato a vedere un Inter-Roma nel terzo anello, non avevo un euro per comprare i biglietti. Non ricordo l'anno, ma vinse la Roma 1-0. Non sono stato molto fortunato".
Quando ha cominciato a giocare a calcio?
"Nasco calcisticamente in oratorio. Sono sempre stato affiancato da mio fratello, che ha quattro anni più di me, quindi giocavo sempre con i suoi coetanei perché ero avanti come livello. Ero timido e impacciato, andare nelle squadre dove c'erano allenatori e quant'altro non faceva per me. Ho fatto il provino con l'Atalanta, ero talmente timido che durante il classico discorso dell'allenatore, mi sono messo a piangere: ho fatto finta di aver mal di gola e sono rientrato negli spogliatoi. Alla fine c'era il gruppo a centrocampo e io da solo, staccato, che facevo gli stessi esercizi. Faticavo a stare in gruppo, poi venivo da 150km di distanza e non conoscevo nessuno".
Ha momenti di grande personalità e altri in cui si percepisce questa timidezza.
"Nasco molto timido, poi acquisisci quella sicurezza che ti porta a diventare più espansivo".
Parla nello spogliatoio?
"A volte sì. Non per forza, perché ognuno sa quello che deve fare e siamo a un livello talmente alto da avere consapevolezza. Magari posso dire qualcosa a livello d'atteggiamento, ma non ho la presunzione per dire a qualcuno cosa fare".
Ha 26 anni, c'è mai stato un momento dove ha detto qualcosa e un compagno ha detto: "Parla anche Bastoni"?
"Ho avuto l'umiltà di riconoscere quando parlare o meno (ride, ndr). Lautaro parla tanto, anche Barella. Non abbiamo la cultura per cui gli anziani parlano e gli altri stanno zitti. Per fortuna le cose sono cambiate, ho vissuto anche spogliatoi così in passato".
Il calcio è cambiato in meglio?
"Non c'è più il nonnismo perché era molto ingiusto e indecoroso. All'Atalanta ho avuto Stendardo, Masiello, Zukanovic: gente che esagerava un po', una volta ho fatto un tunnel in allenamento e sono dovuto andar via per salvarmi la vita (ride, ndr). Non trovo neanche giusto quest'atteggiamento, se sei un Primavera e mi fai un tunnel bravo tu: non è che devo menarti per questo… Non lo trovo corretto".
I Primavera di adesso hanno già il procuratore e sono già molto "dentro" il calcio.
"Ora sono tutti aziende, sanno già cosa sia il calcio vero: è molto più facile andare in prima squadra, essere convocati in Nazionale e tutto. Prima andavi in prima squadra perché eri il più forte, ora magari mandano quelli che hanno giocato meno in Primavera al sabato. Ho fatto la trafila nell'Atalanta dai 7 ai 19 anni, ho fatto il raccattapalle e sono sceso in campo al fianco della squadra. Ho fatto anche la Serie B".
Il suo scopritore è Conte?
"Chi mi ha fatto esordire è Gasperini, abbiamo vinto 1-0 contro la Sampdoria di Muriel e Skriniar. Poi non ho giocato più, mi ha buttato là (ride, ndr). Avevo 17 anni e non potevo permettermi di dire nulla, ma non ho capito cos'è successo. Quando stai nella squadra dove hai fatto il settore giovanile ti vedono sempre come un ragazzino, andare via dall'Atalanta e scegliere il Parma è stata la mia salvezza".
Cambiare spaventa?
"Io ho fatto un cambio da Atalanta a Parma, non è un salto e non avevo delle aspettative da mantenere perché ero un ragazzino che doveva solo dimostrare. D'Aversa mi ha dato tanta fiducia, ho fatto bene e mi sono guadagnato la chiamata dell'Inter: ho fatto le guerre per andare via perché c'erano Godin e Skriniar. Conte mi disse di restare e sono riuscito a impormi".
È considerato tra i migliori del mondo nel suo ruolo. Com'è cambiata la difesa?
"Grazie agli allenatori che ho avuto credo di essere stato uno dei primi ad attaccare così tanto. Avere compagni come Mkhitaryan che coprono i miei inserimenti aiuta. Toloi faceva già qualcosa di simile all'Atalanta, ma con tutti questi interscambi di ruoli e questa mobilità penso di essere il primo a interpretare così il ruolo. Le mie caratteristiche aiutano: mi piace avere la palla, dietro non ce l'hai troppo. Viene tutto naturale perché ho un allenatore e dei compagni che comprendono ciò che faccio, in Nazionale non è così semplice. Il nome 'braccetto'? Credo che l'abbia inventato Eziolino Capuano, lo seguo sempre (ride, ndr)".
Creiamo il difensore più forte di sempre: senso della posizione?
"Chiellini".
Anticipo?
"Cannavaro".
Colpo di testa?
"Van Dijk".
Lancio?
"Io".
Senso del gol?
"Sergio Ramos. I miei gol? Ne faccio pochi, mi piace più l'assist".
Le risposte che date sono sempre simili: è perché dovete stare attenti a quello che dite?
"Le domande non sono sempre diversissime. Da un lato c'è da stare attenti, dall'altro il lessico dei calciatori non è sempre tanto vario quindi cerchiamo di non dire cose complicate per non essere travisati (ride, ndr). Sono uno dei migliori? 64/100 al liceo scientifico, duramente portati a casa. Se parlo latino? 'Cogito ergo sum' (ride, ndr)".
Le piaceva andare a scuola?
"Nì. Finché riuscivo a combinare scuola e calcio sì, poi è diventato difficile. Ci allenavamo al mattino, facevo la quarta superiore e andavo già ad allenarmi con l'Atalanta. In quinta è diventato impossibile, il calcio era già un lavoro. Mio papà è arrivato nella Cremonese in Serie B e non è mai riuscito a fare quello step, quindi mi diceva di allenarmi. Mia mamma mi diceva di studiare. Quindi ho portato avanti entrambe le cose".
Venivano a vedere le partite?
"Mia mamma ancora oggi non ce la fa, ha paura che mi faccia male. Intanto che gioco ha la tv accesa, volume a zero e passa l'aspirapolvere. Mio padre veniva sempre, non è mai stato un genitore invasivo: stava nel suo, in disparte, a fumare e gustarsi la gara. Quando hai un ambiente sano, come c'è nel professionismo, i genitori chiassosi e i battibecchi si vedono molto meno".
Ha mai litigato con un allenatore?
"No, non sono uno che litiga".
Inzaghi com'è nella quotidianità?
"Come se fosse il 26° giocatore. Ci puoi parlare tranquillamente, come carattere e spirito è molto all'interno del gruppo. Vicino a noi come età, ma poi è stato calciatore. Ha un record. Nessuno ha fatto cinque gol in Champions nella stessa gara come lui, quando Pavlidis ne ha fatti quattro noi eravamo in ritiro e lui tremava".
Inzaghi è scaramantico?
"Non si può dire perché perderebbe il suo potere (ride, ndr). Però qualcosa abbiamo visto".
Scegline uno: Stam o Chiellini?
"Chiellini".
Chiellini o De Vrij?
"Chiellini".
Chiellini o Materazzi?
"Chiellini".
Chiellini o Puyol?
"Tosta, ma dico Chiellini".
Chiellini o Bonucci? Chiellini o Barzagli?
"Chiellini".
Chiellini o Van Dijk?
"Van Dijk".
Van Dijk o Sergio Ramos?
"Ramos".
Ramos o Maldini? Ramos o Nesta?
"Scelgo sempre Ramos, sono cresciuto con lui".
Le piace il calcio di adesso a livello di regolamento, con VAR e fuorigioco millimetrico?
"Mi piace il fuorigioco di adesso, non lo cambierei mai: è l'unica cosa che non toccherei. Se l'attaccante arriva un centimetro prima di me, quel centimetro fa la differenza. Se sei davanti, sei davanti. Nel nostro sport un centesimo di secondo cambia una partita: se sei un millimetro più avanti di me, non è regolare. Ora dal punto di vista tattico tutti sono preparati e sanno tutto su tutti gli avversari, ogni millimetro fa la differenza".
Cosa significa esattamente quando si dice "L'abbiamo preparata bene"?
"Gli undici che vanno in campo fanno l'Inter e gli altri undici si schierano con il modulo e l'atteggiamento degli avversari, facendo ciò che farebbe l'avversaria. Non viene sempre benissimo perché spesso l'undici secondario fa più dei rivali, complicandoti la vita (ride, ndr). Facciamo sempre delle sedute-video dove analizziamo tutto. Sono tutti concentrati? Non sempre, spesso fai sedute di 20-25 minuti dove arrivi provato. Un Inter-Juve o un Inter-Empoli vengono preparati allo stesso modo".
Porta mai a casa il lavoro?
"No, poi diventa veramente troppo. C'è gente che guarda video tutto il giorno e ha analisti personali, io non ci riesco".
Cosa significa che un giocatore si è allenato male?
"Come c'è il talento nel calciatore, c'è anche nel preparatore e nell'allenatore. Non tutti fanno fare lo stesso lavoro. Io ho avuto la fortuna di avere Pintus che è il Messi dei preparatori atletici. Come ci sono i livelli nei calciatori, ci sono anche negli staff".
Le piace allenarsi?
"Sì, anche se ormai lo facciamo poco. Anche i ritiri pre-campionato non sono più come prima: fai le Nazionali, poi vacanze e c'è pochissimo stacco tra una stagione e l'altra. Non si va più in ritiro o in montagna come una volta, è cambiato anche quello".
Cosa pensa dei giocatori che hanno il GPS in partita?
"Noi abbiamo un satellite che ci riprende dall'alto a San Siro e ci evita di indossare queste cose che sono molto scomode. In allenamento ce l'abbiamo e non è esattamente confortevole. Ormai giochiamo talmente tanto che anche gli allenamenti sono diventati un recupero, più che delle sedute vere e proprie".
Chi sono i suoi amici nel calcio?
"Barella, Darmian e Dimarco. Giochiamo insieme da cinque-sei anni, Dimarco ha giocato con me a Parma e abbiamo vinto a San Siro contro l'Inter. Barella è l'anima dello spogliatoio, una batteria che non si scarica mai: sempre a duemila anche in campo, non riesce mai a star fermo. Capisco che da fuori possa dare fastidio vedere un giocatore così, a noi non dà fastidio. Lui e Brozovic erano devastanti anche tra di loro: si mandavano sempre a quel paese, ma erano molto amici".
Il trash talking nel calcio c'è?
"Poco. Ora è rischioso, hai mille telecamere".
Come si analizza una sconfitta?
"Ogni sconfitta lascia un po' d'amaro in bocca, dipende anche da che sconfitta è e da cosa comporta. Io ho la mentalità da NBA: non puoi vincerle tutte, non è normale. Dopo la sconfitta basta, si riparte dalla prossima gara. Non ci sono più i giocatori che attaccano al muro gli altri, è una cosa antica: l'ho vista all'inizio del mio percorso, ma ora non c'è più".
Come gestisce le brutte partite? Mi ricordo una sostituzione a Udine.
"Ero stato subito sostituito per un'ammonizione. Quando gioco male, preferisco essere lasciato stare. Venire a dirmi cosa ho sbagliato, è come girare il coltello nella piaga. Quando i tecnici mi riprendono o mi fanno rivivere gli errori, dico che so ciò che ho sbagliato".
Sono troppo dure le critiche verso i giocatori?
"Io posso sbagliare una partita o tu puoi sbagliare un'intervista, però non puoi augurarmi la morte o insultarmi la famiglia. Manca il rispetto della persona, i social hanno reso il tutto molto malsano. Il tifoso dell'Inter che fischia o insulta il giocatore sui social, non sta facendo bene né a lui né alla squadra. Posso dire che non mi interessa, mi dà fastidio quello che scrivono e non mi condiziona. Alcuni invece giocano col freno a mano tirato perché hanno paura delle critiche".
Questo aumento dei programmi di commento calcistico, vi condiziona e aumenta lo stress?
"Fa parte della proliferazione social che dicevo prima. Anche se non ti interessa, ti arrivano le voci e i commenti. Va anche dato il giusto peso a chi non ha mai seguito il calcio, non l'ha mai commentato e non ha mai vissuto uno spogliatoio. C'è una cattiveria e invidia da fare spavento, sta a te essere bravo e capire a chi dare peso. Ho visto anche le interviste di Sanremo, tantissima cattiveria".
Chi le piaceva di Sanremo?
"Tifavo Olly, è andata bene".
Si dice spesso che i giocatori "giocano contro l'allenatore", è una cazzata?
"Impossibile farlo a priori. Magari con la testa non sei al 100% e non rendi, ma non puoi giocare contro a priori".
A livello mentale, essere un gruppo solido cambia tutto?
"Secondo me sì. Cambia anche come vivi e percepisci gli allenamenti e le partite. Condividere qualcosa al di fuori del calcio ti dà unione e forza".
Le sconfitte aiutano a migliorare? La finale di Champions ha fatto fare il click all'Inter?
"Preferivo vincerla ovviamente. Ma giocare così contro il Man City, ci ha fatto capire che puoi stare a quel livello. A livello di consapevolezza, aiuta tantissimo".
Come si dorme dopo una finale di Champions persa?
"Fai fatica. Ti imbottisci di melatonina e vai in coma farmacologico (ride, ndr), altrimenti non dormi una settimana. Ci è voluto parecchio tempo per digerire quella sconfitta, anche in vacanza ci pensavo. Magari non giocherò mai più una finale di Champions in carriera, ovviamente la sconfitta ti resta nelle ossa".
Le piace la nuova Champions League?
"All'inizio ti avrei detto di no, però mi piace il format. Tutte le partite sono importanti, abbiamo visto squadroni non arrivare tra le prime otto e dover giocare i playoff. Poi è bello perché giochi contro squadre forti già dall'inizio, hai grandi stimoli. La controparte sono le partite in più che si aggiungono a un calendario già intasato. In NBA giocano centomila partite, ma si fermano a giugno e riprendono a ottobre. Noi finiremo a metà luglio il Mondiale per Club e dopo due settimane fai il ritiro per la nuova stagione".
La gasa il Mondiale per Club?
"Non è mai stato fatto, quindi dovremo vedere come va la prima edizione. Sarai a giugno, spappolato dalla stagione, e ci sarà un caldo incredibile. A New York a luglio, giocando a mezzogiorno per farla vedere dall'Europa, si sta benone (ride, ndr)".
Lautaro ha sempre i capelli perfetti, avete un parrucchiere che viene di continuo ad Appiano?
"Ogni giorno no. Ogni due-tre giorni andiamo a tagliarci i capelli, prima della partita. Una volta che hai il tuo taglio, vai in automatico. Poi c'è Carlos Augusto che ora ha una chioma spettacolare (ride, ndr). Fa ridere perché se vai allo stadio, quando escono le formazioni, lui ha ancora la testa calva. Ora invece ha questa chioma enorme".
Che servizi avete ad Appiano?
"Tutto. Le camere, mangiamo là, la piscina ecc ecc".
Quando le cose vanno male, a San Siro si sente la pressione?
"Già quando vanno bene senti mugugnare per un passaggio sbagliato, non oso immaginare come sia quando vanno male. Sin qui non è realmente successo".
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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