C'è un momento in cui il calcio ti mette davanti allo specchio della verità. A Firenze, l'Atalanta ha visto la propria immagine riflessa e non si è piaciuta affatto: nervosa, sconclusionata, senza idee. La Fiorentina invece sorride, abbracciata in un cerchio di felicità al centro del campo, consapevole di aver riaperto definitivamente il discorso Champions League. Lo specchio ha dato due sentenze: sogno scudetto svanito per la Dea, ambizioni rinnovate e legittime per i viola di Palladino.
DUE MONDI OPPOSTI AL FRANCHI
Al fischio finale, l'immagine simbolo: Fiorentina unita e consapevole, Atalanta a capo chino verso gli spogliatoi - descrive La Gazzetta dello Sport -. Eppure, il risultato finale (1-0, gol decisivo di Kean) non descrive appieno la superiorità mostrata dai viola per gran parte del match. Palladino ha battuto finalmente Gasperini, dopo quattro ko consecutivi, e lo ha fatto senza lasciare dubbi: la Fiorentina ha dominato sul piano tattico e fisico, mostrando lucidità, intensità e capacità di soffrire quando necessario. L'unico neo, non aver chiuso la partita prima, nonostante le numerose chance avute con Ranieri, Fagioli, Mandragora e lo stesso Kean.
DEA, ATTACCO INESISTENTE
L'Atalanta non è mai riuscita a cambiare il passo, offrendo una delle peggiori prestazioni della stagione. Le scelte iniziali di Gasperini, con Retegui recuperato all'ultimo minuto, Lookman spento e De Ketelaere troppo leggero, hanno evidenziato ancora una volta come questo tridente sia sostenibile solo se accompagnato da un dominio assoluto della gara, cosa che oggi la Dea non può garantire. L'uscita anticipata dell'argentino e del nigeriano, sostituiti da Maldini e Brescianini, non ha risolto i problemi. Addirittura, per la prima volta da oltre due anni, la squadra non è riuscita a centrare lo specchio della porta avversaria nemmeno una volta su nove tentativi totali.
L'EPISODIO DECISIVO
La partita l'ha decisa un errore individuale grave: Hien, solitamente affidabile, ha sbagliato clamorosamente, permettendo a Kean di involarsi da solo verso Carnesecchi per realizzare il gol decisivo. È stato il momento che ha cambiato la gara, proprio nel finale del primo tempo, dando forza a una Fiorentina già determinata e svuotando ulteriormente una Dea mai davvero in partita. Kean ha vinto nettamente il confronto diretto con Retegui, evidenziando ulteriormente le difficoltà del reparto offensivo atalantino, mai pericoloso né efficace.
IL CENTROCAMPO VIOLA
Se l'Atalanta ha deluso, gran parte del merito va dato a un centrocampo viola straordinario. Fagioli e Mandragora hanno costantemente sorpreso la mediana nerazzurra, orfana di Ederson, assente per squalifica. Palladino ha orchestrato alla perfezione un equilibrio fra attesa, aggressività e ripartenze velenose, spaccando in due una Dea che sembrava lenta e prevedibile.
ORA SERVE UNA REAZIONE
La classifica ora impone riflessioni urgenti: con sole quattro vittorie nelle ultime tredici gare, la posizione in Champions League dell'Atalanta non è più blindata. Il Bologna e la Juventus sono a un passo e la pressione cresce pericolosamente. Il calendario offre subito l'occasione per una svolita, con due sfide cruciali al Gewiss Stadium contro Lazio e Bologna. In casa, però, la squadra di Gasperini quest'anno ha faticato molto: invertire la rotta diventa obbligatorio.
La Fiorentina esce dal confronto rafforzata, l'Atalanta deve raccogliere velocemente i pezzi di un sogno svanito. Perché se lo scudetto è ormai andato, la corsa Champions è un obiettivo ancora vivo, ma serve una svolta immediata. Adesso o mai più.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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